Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare. Ho fotografato per non dimenticare. Per non smettere di guardare.

Daniel Pennac

L’emergenza sanitaria, sociale e psicologica generata dal virus COVID-19 ha caratteristiche peculiari poiché non appare confinata entro una cornice temporale definita né determinabile. Tale condizione non ci consente di collocarci, a breve termine, al di fuori di un’area di allarme che ci restituisca sicurezza e fiducia. Le informazioni a cui quotidianamente siamo esposti possono contribuire ad aumentare la percezione del rischio che regola, insieme ad altri fattori cognitivi e personologici, la risposta emotiva individuale.


La psicologia applicata ai contesti emergenziali ci fornisce una chiave esplicativa sulle reazioni allo stress acuto e sui processi adattivi a fronte di eventi che richiedono l’attivazione di risorse psicosociali. L’esposizione ad un evento potenzialmente traumatico, può richiedere diversi livelli di elaborazione: sicuramente, un primo livello è collegato alle potenzialità di un canale narrativo. Narrare e narrarsi permette, infatti, una ricostruzione coerente dell’accaduto attraverso la possibilità di elaborare una risignificazione dell’evento. Un secondo livello può essere rappresentato dalla condivisione. La condivisione e la socialità, infatti, sono considerati fattori protettivi verso il rischio distress collegato ad eventi a forte impatto emotivo. In questi giorni stiamo assistendo ad una rivoluzione della socialità, che trova la sua espressione attraverso tutti quei canali che fino ad oggi sono stati considerati, in una interpretazione quasi esclusivamente involutiva, come ostacoli alla relazionalità ed al rapporto umano. Le piattaforme on line, i social e i mezzi tecnologici permettono di mantenere attivi i rapporti personali, affettivi e lavorativi.

Utilizziamo parole, musica, immagini e gli attribuiamo significati simbolici che contribuiscono all’espressione delle nostre emozioni, come ponti che ci tengono legati agli altri così come a parti di noi.

In questa cornice la fotografia può diventare un sentiero privilegiato per condurre le emozioni dal mondo interno a quello all’esterno.

La fotografia è memoria ma rappresenta anche un “qui ed ora”: quando la osserviamo siamo nella dimensione del qui ed adesso, dentro un tempo ed uno spazio rappresentati da un margine, un confine che permette di mettere il giusto distanziamento da quell’immagine e da quell’evento.

Possiamo guardare una fotografia e mettere a fuoco i pensieri e le emozioni che la accompagnano, possiamo fotografare la stessa immagine diverse volte da differenti inquadrature e scegliere di effettuare uno zoom sui dettagli a seconda della nostra prospettiva.

Possiamo includere degli elementi o escluderne altri attraverso la composizione, così come facciamo con la nostra memoria.

E’ un processo psicologico, oltre che puramente tecnico, e diventa metafora calzante della nostra interpretazione della realtà. La fotografia assume, quindi, una funzione autocurativa e sociale, rappresenta la modalità con cui ognuno di noi pensa, percepisce e richiama memorie attraverso un immaginario collettivo iconico, fatto di immagini interiori, simboli ma anche foto inviate, condivise e postate sui canali social e/o attraverso un hashtag a cui ognuno aderisce e partecipa.
Parliamo quindi, del valore terapeutico della fotografia nella dimensione in cui le tecniche fotografiche e le immagini vengono utilizzate al fine di aumentare la conoscenza di se stessi, la propria consapevolezza sugli eventi, le risorse personali e della comunità.

In una prospettiva evolutiva, la possibilità espressiva che si vuole offrire viene a rappresentare un potente collante tra mondi isolati ma collegati attraverso una rete di comunicazione in cui la progettualità creativa diventa racconto condiviso.


SINTESI DEL PROGETTO:

Partendo da questi presupposti di pensiero e di contesto, la UOS di Psicologia Clinica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, in collaborazione con i PARTNER che con affetto ed entusiasmo hanno aderito alla nostra iniziativa, propone il progetto fotografico #NONSEISOLO: la tua foto ci parla di te, che ha l’obiettivo di raccogliere – attraverso le immagini inviate dai pazienti del Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS – le emozioni, i vissuti, le paure, le speranze, i bisogni e le riflessioni legate al difficile momento che stiamo attraversando.
La psicologia, dunque, mette in campo uno strumento consueto per comunicare le emozioni in maniera del tutto diversa, per dare voce a quello che dentro occupa a volte troppo spazio, e che non è facile da riconoscere e da elaborare. Prova a rendere semplice ciò che semplice non è. Meglio ancora: prova ad utilizzare strumenti semplici per esplorare emozioni complesse – talvolta violente e distoniche, come quelle che si provano in un momento difficile e doloroso come questo – e a dare forma a qualcosa che non sempre le parole possono contenere.

Questa iniziativa non sostituisce, ma può integrare, altre forme di intervento psicologico o psicoterapeutico offerte dalla nostra UOS di Psicologia, o da altro specialista, che siano già in atto o necessarie nel momento attuale.


OBIETTIVI DEL PROGETTO:


ll potere espressivo delle immagini, e la possibilità di catturare un istante e caricarlo, in quel preciso momento, di un significato unico e soggettivo, di un pensiero e di un emozione che un attimo dopo non saranno più gli stessi, fa diventare quell’immagine una potentissima proiezione di sé e del proprio mondo interiore utile a raggiungere due principali obiettivi:


OBIETTIVI A BREVE E MEDIO TERMINE:

La condivisione di emozioni emergenti attraverso la creazione di un contenitore, spazio virtuale e mentale, sul quale saranno raccolte le immagini inviate, dandoci la possibilità di creare uno sguardo condiviso di narrazione. La fotografia, come un ponte tra inconscio e pensiero, tra individualità e socialità, può rappresentare il collante di un gruppo che si riconosce in una progettualità partecipata.


OBIETTIVI A MEDIO E LUNGO TERMINE:

Utilizzare il materiale fotografico prodotto come mediatore terapeutico in interventi psicologici mirati con strumenti e tecniche ad hoc, come il debriefing (solitamente utilizzato per l’elaborazione di eventi traumatici) o tecniche proprie delle medical humanities (medicina narrativa, story telling, teatro e musico terapia…). Sarà inoltre possibile progettare nel tempo percorsi di psicoterapia individuale e di gruppo rivolti a pazienti e/o operatori finalizzati all’elaborazione dell’evento e alla crescita post traumatica.

L’attivazione di risorse simboliche e trasformative contribuirà inoltre alla prevenzione dell’insorgenza di disturbo post traumatico da stress o altre forme di disagio emotivo collegate all’evento traumatico che ci troviamo ad affrontare.


Con lo/gli scatto/i più significativi pervenuti sul sito entro il 10 maggio 2020, la Saatchi & Saatchi ha realizzato una comunicazione no profit per veicolare il messaggio di unità e speranza che l’Italia tutta ha messo e sta continuando a mettere in campo.

Continua ad inviarci le tue foto! Diventaranno materiale prezioso non solo per continuare ad utilizzare questo spazio di condivisione e narrazione, ma anche come supporto per gli interventi psicologico-clinici che stiamo programmando rivolti ai nostri pazienti e/o agli operatori.

Scopo del progetto è quello di legittimare le emozioni che proviamo e sensibilizzare all’importanza di adeguati interventi professionali utili ad elaborare le conseguenze psico-sociali del momento che stiamo attraversando.

Quando le parole saranno poco chiare, io potrò far chiarezza con le foto. Quando le immagini saranno inadeguate, io potrò solo stare in silenzio.

Ansel Adams